Mese: Maggio 2011 Pagina 1 di 7

sempre tua… e mai stata zitta

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Sono alla fine, intesa come numeri. Avevo in mente un 50E50 anche per questo scritto.

nei mari dell’assenza

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La Sede nazionale Udi manda sempre auguri speciali, per ogni fine di anno. Spesso, con immagini.

Nel dicembre 2010 gli auguri sono stati due.

tredici in lumina

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Nel folto elenco di documenti, info e allegati dalla Sede degli ultimi mesi 2010, accanto a cose importanti e serie e immense e belle, si trova traccia di ondelle carsiche ora ampiamente rientrate nel proprio alveo di partenza, in attesa di rispuntare sotto altra forma, forse.

corri, lola, corri!

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(separatismo dialogante?)

Tanto tempo fa, in una riunione Udi, e forse anche in uno scritto non ricordo  bene, una donna Udi che apprezzo molto argomentò sul rapporto tra i generi, usando la locuzione separatismo dialogante.

ultime creature

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Tra gli invii Sede di settembre 2010, c’è uno in data 12 che invita a un compleanno Udi. Si tratta di una vera e propria festa, con parole e torte dentro. 

le carte che non ho letto

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Che non ho letto, allora. Ora, per un verso o per l’altro, un po’ mi toccherà farlo.

L’ultimo tra gli invii Sede di giugno 2010 reca con sé un certo numero di cartelle zippate, contenenti a loro volta un certo numero di scritti. La prolificità negli scritti fu inversamente proporzionale alla puntualità con la quale dovevano essere recapitati per la riunione del 26 giugno dalle donne autopropostesi per far parte di un Gruppo preparatorio.

Su quanto la prolificità negli scritti abbia avuto a che fare con la locuzione responsabilità collettiva, preferisco pronunciarmi dopo il racconto sulla puntualità.

In fondo, rispetto anch’io una parola sbandierata da alcune: regole.

Certo, se ripenso a quel prima si parte, prima si arriva del 10 marzo citato poco fa in nota…

Fu così che il 26 giugno 2010 accadde un’anteprima, o per meglio dire andò in scena la seconda puntata di un’opera buffa che si snoderà in atti e scritti fino al suo naturale epilogo a dicembre: la fine dell’esperienza del fu Gruppo preparatorio.

L’Assemblea di Pesaro aveva dato ancora una volta credito alla parola autoproposizione. Prima si parte, prima si arriva… 218

Non ho letto quei documenti, o meglio non ne ho letto la gran parte, allora. Mi è bastato quello che ho ascoltato a maggio, a giugno e a settembre 2010, sulle cosiddette regole. Un esempio dei più buffi? In nota. 219

Per me e per molte, sul piano delle cose belle, il 26 giugno 2010 resterà il tempo di una lettera al tempo di mail. 220

L’uso della parola autoproposizione fatto nel fu Gruppo fino a dicembre 2010, meglio di come posso descriverlo ora io, sarà stigmatizzato nella relazione della Delegata all’Assemblea.

Oggi, dopo l’Assemblea di dicembre, e scrivo ad un anno esatto da Pesaro, con altre sono in attesa di conoscere la restituzione che sarà fatta al credito dato a dicembre alla parola elezione, insomma l’uso che se ne farà nel 2011 da parte di chi è stata eletta in un Gruppo organizzativo.

Ma prima di arrivare a dicembre,  non solo per rispettare cronologia, è bene dare uno sguardo ai tanti fatti benedetti che, accanto alla pletora di parole, con qualche ondina carsica di tanto in tanto, sono stati messi in campo dall’Udi. 221

A completamento delle lunghe chiose, voglio scrivere altro a questo punto.

C’è chi pensa nell’Udi di oggi – senza dubbio con una qualche ragione di fondo – che sarebbe ora di finirla con attacchi personali più o meno velati, beghe irrisolte da decenni, tensioni poco chiare e così via, tutte cose che diventano altro in Assemblea.

Giusto, però attenzione a liquidare l’intera questione come robetta da donne. Intanto, per un motivo che ho già scritto: è roba che si agita e spiega le sue ali anche altrove, con l’aggravante che lì parliamo di potere sulle nostre teste, le teste di tutte e tutti.

Personalismi, invidie, misuramenti di attributi (questo vale moltissimo in campo maschile, sempre) sono alla base di scelte che solo apparentemente sono di schieramento e solo con un grande sforzo di fantasia possono definirsi politiche.

Se il mio ragionamento sembra terra terra, continuo ad essere convinta che anche le diatribe più complesse si spiegano con sentimenti e comportamenti semplici e forti che spiegano le proprie ali da secoli. Basta volerli guardare. E sono sentimenti semplici e forti anche l’invidia come l’odio, come altro ancora. Se tutto questo si coniuga con scarsissimo amore per il genere politico femminile, il guaio è fatto ed è per tutte.222 

Detto questo, il problema non è tanto di farla finita coi veleni così come si palesano in un’Assemblea (ammesso che si palesino) lasciandoli liberi di agire nella posta elettronica o sul web. Il punto non è ossequiare alla buona un intento di mancata sopportazione di conflitti tra donne. Tutt’altro: il punto è farli venire allo scoperto dichiarandoli per quello che sono, senza coprirli con altro.

Intendo essere ancora più chiara: quando scrivo coprirli faccio riferimento a due differenti opzioni, distanti tra loro anni-luce sia in fatto di capacità sia in fatto di scelte, va detto. Purtuttavia sono opzioni che contribuiscono ciascuna per la propria parte ad ammassare coperte su situazioni che andrebbero evidenziate e all’occorrenza incise.

Quali le coperte differenti: 1) la prima copertura è costituita dal bon ton che per esempio la Delegata Udi, ma non solo lei, ha messo in campo finora e che sarebbe il caso ora di smettere di usare, visto che oltre tutto detto bon ton viene confuso con altro anche in buona fede; 2) la seconda copertura dei conflitti veri, aperti, adulti è data da un volemose bene utilizzato a bella posta (oppure auspicato in ottima fede, ma pur sempre col medesimo effetto conseguente) per consentire altrove la fuoriuscita carsica di veleni impropri, travestita malamente da altro.

Chiedo e chiederò sempre a tutte e a ciascuna di farla finita e di dire quello che si pensa e si vuole veramente, provando se si riesce a far diventare tutto questo una cosa: politica. Ovviamente, l’impegno di venire allo scoperto, per tutte e per ciascuna, è di farlo senza ammazzarci e in questo farò la mia parte.

Dobbiamo farlo tuttavia con un minimo comune denominatore dato dalla responsabilità comune, se in comune verificheremo di avere ancora una cosa a cuore. Almeno una.

Quale? Sempre quella: l’Unione Donne in Italia.

 

 

vai

 

 

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NOTE

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Dettaglio alcuni passaggi non tanto per la bontà di ciò che si disse o fece, perché qualcosa di buono si fece e disse, quanto per segnare e sapere cosa non si deve più fare. Le mail con relativi allegati cui faccio riferimento si trovano nel cronologico sede 2010.
04 maggio: Pina Nuzzo prosegue imperterrita in generosità e in una mail che precede il primo incontro del fu Gruppo scrive: “ricordo a tutte che, come indicato nell’Assemblea di Pesaro e come è nella tradizione dell’Udi, il Gruppo è aperto ad ogni iscritta, richiede l’apporto di lavoro di circa un anno, vaglierà al proprio interno le modalità per procedere incluse le possibilità di autofinanziamento per ogni aspetto e assumerà ogni decisione in merito alla fase preCongressuale in collaborazione con la Sede nazionale e con le Garanti”.
15 maggio: le presenze saranno 36. La successiva mail dalla Sede in data 3 giugno contiene alcune informazioni e un resoconto in calce che è quasi una sbobinatura di detta riunione. Qui, solo un paio di ricordi. La riunione del 15 maggio per me è anche l’occasione nella quale rivedrò dopo oltre un anno una ex Coordinante che nel suo lungo intervento al microfono a lungo parlò di dirigenza diffusa, ma sorvolò sulla faccenda di un manifesto elettorale per le europee 2009. Pertanto, la risposta data a me fuori microfono non risulta registrata: “non ne sapevo nulla della firma con dentro Udi di […]. doveva esserci solo il mio nome. giuro. hanno fatto tutto loro.” Quando si dice: peggio del buco, la cucita. Mi sento anche buona ad aver inserito un omissis. Resta il fatto che quel manifesto è ancora lì dove si trovava nel giugno 2009, reperibile nel web, già scritto. Sempre nella riunione del 15 maggio si pensa di ridire amenità su facebook da un microfono. Su questo, ho già scritto in abbondanza. Troppo concedere anche la ricopiatura sulla carta. Per il resto su… i contenuti direi che basta e avanza il resoconto, dalla prima parola all’ultima, dalle proposte avanzate alle votate che avanzarono anch’esse, nel senso di avanzi, non nel senso di percorso di parole e opere da mettere una in fila all’altra, per fare cosa regolata. Oh, quanto l’ho sentita e ora anche letta, quella benedetta parola: regole! Sul piano delle regole o se vogliamo dell’Agenda dei lavori così come proposta dalla Delegata e fatta propria da tutte, quel fu Gruppo decide di riconvocarsi per il 26 giugno e decide di darsi il termine del 15 giugno per l’invio di mozioni e contributo Garanti. Eccezion fatta per le Garanti, le giovani donne di Genova e poche altre che ora, me ne scuso, non ricordo, nessuna rispettò la consegna. Procediamo.
11 giugno, data di una comunicazione Sede con le parole impegni e finesettimana impegnativo.
26 giugno: siamo alla seconda puntata o forse prova generale dell’opera buffa finale: in riunione arriva una fiumana sporca di documenti. Una ex Coordinante fa iniziare la riunione leggermente in ritardo perché alquanto trafelata chiede di fare 40 – dico 40 – fotocopie di un documento poco prima dell’inizio, nella stessa Sede. Oh, perdindirindina. Che si fa? Non si è avuto il tempo di leggere prima – con un impegno deciso da tutte per lavorare bene, per lavorare meglio – e allora? Allora, in riunione si leggono tutti – dico tutti – i documenti di chi è presente. Decisamente, opera buffa.
29 giugno: i documenti non letti perché postati da assenti saranno (generosamente?) recapitati dalla Sede nazionale nelle cartelle zippate di cui sopra. Spuntarono anche due nomi tra i documenti non letti, donne che conoscevano l’indirizzo di via Arco di Parma, anche se non venivano alle Assemblee dal 2004, usarono una ex Coordinante come postina. Uno dei due nomi è colei che nel 2008 pensava di agire in piccolo e pensare per tempo. O era il contrario? Todo modo para buscar la voluntad divina. Per arrivare all’Udi si fa questo e altro. Nel 2010 vale la pena di rispuntare all’orizzonte. Che pena. E lo riscrivo.

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È solo uno degli esempi. Una ex Coordinante, ci risiamo, non è un caso, in uno scritto (non ce la faccio proprio a definirlo documento) proporrà la modifica dello Statuto attuale con l’indicazione di un tot di componenti per il Coordinamento. Più avanti, nello stesso scritto, in rosso scrive che del Coordinamento deve far parte almeno una rappresentante per ogni Gruppo o Sede Udi locale. Questa perla di proposta, con altre proposte scritte, che solo ora ho letto, è stata esplicitata anche da un microfono. Ricordo solo che quando ho ascoltato le parole non mi senbrava vero, tanto che ho chiesto a chi mi stava accanto di farmi dare un’occhiata al cartaceo. Mi sono chiesta: ma ci è o ci fa? Ok, non era la prima volta che me lo chiedevo, però trovarmi davanti spiattellata un’idiozia di tale portata è stato troppo. Delle due l’una: o non sa le tabelline, oppure si augura il dimagrimento delle realtà locali Udi al numero di 10 o 12. Nessuna delle due, in effetti. Puro rigurgito di veleni in cervelli poco fini, tutto qui. Tanto rigurgito che di quella, come di altre proposte indecenti, verrà chiesto in extremis l’ingresso nel fu Gruppo con una mail dal titolo: visto che non è troppo tardi. È solo un assaggio. Su altro sarà anche peggio.

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Lettera al tempo di mail è il titolo che la Delegata ha dato ad un documento bello e generoso. Documento che Pina Nuzzo ha letto il 26 giugno, come le altre, dopo aver atteso diligentemente che l’ordine alfabetico per il suo turno giungesse alla lettera N. Chi c’era, con me, ricorda quel momento e cosa avvenne, dopo la lettura. Se non si vuole entrare nella cartella zippata con documenti letti allegata a mail in data 29.06 in cronologico sede 2010 [11], quel documento è presente sul sito udinazionale.org.

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Nella mia posta, per i soli invii a tutte e al Gruppo preparatorio – conto 106 mail con allegati spedite dalla Sede nazionale Udi tra luglio e dicembre 2010. Forse manca qualcosa, ma quello che trovo dovrebbe bastare per avere un’idea. Per quanto riguarda gli invii a tutte, sono così tante le cose interessanti che… qui sulla carta mi limito a qualche telegramma. Ancora di interesse pubblico ogni comunicazione dove, nell’oggetto, si rinvengono le seguenti parole: sakineh – archivio centrale – scuola politica – teresa – novi – carpi – modena – consultori lazio – portici – napoli – vascabella – iap – ravenna – castellammare – panda – goccia – cafè-débat – 25 novembre – petali rosa – codice – aidos – udiAmilano – nosheen – 194 – tar lombardia – parlamento europeo – muggia. Ovviamente, dulcis in fundo, ogni info contenente le parole immagini amiche.
Qui, uno sguardo particolare a un paio di mail:
22.09, la lettera aperta a Vizzini vale una segnalazione a parte. Parliamo sempre del 50E50, questo sconosciuto.
24.10, la seconda info su castellammare mi è particolarmente cara, perché ricorda una mailbombing su cui Trabucco relaziona alla Delegata.
12.11, anche del comunicato Udi belle e brave su donne, sport e media conserverò un bel ricordo. Su altri invii Sede del periodo tornerò più avanti, in dettaglio. Per quanto attiene la parola congresso, la sottoscritta dichiara che, dopo una scorsa al malloppo arrivato il 29 giugno 2010, sulla propria scrivania conserva solo gli allegati della mail 21.11_verso il congresso_documenti dei gruppi. Detta mail contiene un’Agenda dei lavori che nel 2011 auspico ancora venga rispettata, almeno nel senso di percorso, e ha come allegati i resoconti di incontri tenutisi a Genova (16.10.10) Pesaro (23.10.10) e Modena (30.10.10). Mando ancora un pensiero debole e un abbraccio forte a Laura Piretti che si è sobbarcata l’onere di dare un qualche ordine e senso alla fiumana sporca di scritti su regole e dintorni, la cosiddetta organizzazione. Qualcosa si aggiungerà, strada facendo. Tutto visionabile nell’apposita sezione xv congresso udi sul sito udinazionale.org
Passiamo ora a cenni cartacei su ondelle carsiche del secondo semestre 2010. Anche per detto periodo, qualcuna è approdata nella posta di tutte, altre no. In entrambi i casi, risacca pura. Visto che ho già scritto di rigurgiti di veleni contro la Sede nazionale, in particolare verso la Delegata, anticipo che nel digitale si potrà trovare una mail contenente la parola tappo che a leggerla ha fatto sorridere perfino il mio monitor, vista la mittenza ferrarese. Infine, visto che il monitor è ancora disponibile al sorriso, nella mia posta in data 17 settembre approda qualcosa che ho già citato: visto che non è troppo tardi. Non fu inviato a tutte. È stato un male? È stato un bene? Intanto, allego. La Delegata inoltra da una ex Coordinante, sulla mia posta e su quella di un certo numero di partecipanti (!?) e/o componenti del fu Gruppo. Confesso di non aver contato, anche se gli indirizzi sono in chiaro, così come richiesto da alcune delle suddette partecipanti. Visto che l’ex Coordinante pensava che non è troppo tardi e visto che il mio monitor ha preso a sbadigliare (trattasi della medesima pensata di chi moltiplicava all’infinito i numeri di un Coordinamento) aggiungiamo che in fatto di numeri la pensata complessiva è geniale. Per non morir di noia, chiamerò il punto dolens c’è due senza tre. Parliamo sempre di regole, o meglio, per far grazia alle regole, di proposte per cambiare lo Statuto attuale, principale occupazione della maggioranza delle confluite nelle onde iniziali, quasi fosse la cosa più stringente a farsi. In effetti, qualcuna si sarà sentita co-stretta a farle. Questa premessa è da tenere presente, perché ogni cosa si spiega alla luce delle tante ondelle contro la Sede nazionale, espresse malamente in tentativi di controriforma nei confronti dell’attuale assetto statutario. Benedetto Croce, ancora venia e ancora grazie. Solo un paio di sguardi a dette proposte, indubbiamente soppesate a lungo da chi le ha avanzate e riproposte, con tanto di rossi e aggiunte. Per gustare i rossi tocca andare in Cisterna.
Primo sguardo: le Garanti non devono essere in numero di due, ma in numero di tre. Giusto, se devono prendere decisioni e… votare, come fanno? Direi che non fa una piega, quanto a ragionamento. Quanto a Storia Udi, la proponente non conosce la marea di cose nella quale si trovarono ad assumere detta funzione le Garanti dal 1982, anno di decisioni tremende anche sul piano contabile, per via dello scioglimento dell’organizzazione. Ed erano quattro, pur sempre numero pari. Ma siamo alle finezze della Storia Udi, siamo alla responsabilità collettiva incarnata da individue con nome e cognome in Udi. Procediamo.
Secondo sguardo: le Delegate non devono essere una, ma in numero di due: questi corsivi corrispondono ai rossi in Cisterna, aggiunti con perfezione quasi maniacale, anche all’interno di una stessa parola, forse maniacale è poco. La spiegazione che non si trova nel cartaceo/virtuale, la spiegazione verbale (?! si spiegano anche le vele controvento, ma lasciamo andare, ho troppo in amore il mare) che è stata udita dalle mie orecchie è stata grosso-modo questa: una con compiti all’interno e l’altra con compiti all’esterno. Veramente, riesco a reggere la nausea solo se ci scherzo su: come a dire che una sta in casa a far le pulizie e l’altra va in giro per il mondo a rappresentare. Una divisione dei ruoli così non l’avevo ancora sentita da nessuna parte, femminista o meno che si autoproclamasse la provenienza. Ovviamente, alla luce del ragionamento posto a base della proposta sulle Garanti – ragionamento esplicitato (!?) anch’esso dalla proponente oralmente in riunione – il pensamento geniale sulle Delegate presuppone che o vadano d’amore e d’accordo oppure, ancora meglio, che non si parlino neanche così non rischiano di litigare, creando empasses alludi. Roba da chiodi. Direi da bisturi veloce. Fine dello sguardo.

Qualcuna oggi vuole ancora dirmi che ho fatto male a non studiare cotanta roba, già allora? Andiamo, siamo serie. Resto una persona seria, in frangenti di regole. E le regole sono un’altra cosa. Se mi ci diverto ora è solo per ribadire che si tratta di veleni sporchi, come altri contro. Veleni vigliacchi come tutti i veleni, arma sapientemente usata nei secoli dei secoli al femminile. Pertanto, arte se non raffinata certamente vigliacca perché non si ha il coraggio di dire perché, per chi e contro chi si scrive, attaccandosi ad altro e attaccandosi molto male. Per quanto mi concerne affermo e ribadisco che trattasi di veleni con confluenze varie, di cui una parte dal lontano 2002, anno del tempo di una ex Responsabile di Sede nazionale quando le Responsabili di Sede erano 2, tanto non c’era da rappresentare alcunché. Ex responsabile di Sede che non ha digerito nel 2003 un’elezione di Delegata singola con nome e poi cognome, prendendola quasi a scorno personale. E ogni scherzo vale. Ex responsabile che non vedo da allora, che nel 2008 ha tentato di fare altro altrove e oggi ritorna, facendo fare la postina ad altre. A volte, ritornano, come il peccato. Che peccato irresponsabile. Fine chiose sulla carta che continua a essere sacra. Però, il digitale canta uguale.

222
Forse esagero, forse no, tuttavia dichiaro di avere applicato lo stesso ragionamento anche ad altro che mi accade intorno. Lo uso quando penso alle alleanze improbabili di uno schieramento nostrano, così come mi capita di farlo anche su vicende lontane solo geograficamente. Mi accade di pensare a cose semplici e forti e tremende anche quando penso a conflitti araboisraeliani irrisolti da decenni su decenni. Conflitti che nel tempo si coprono con altro, si ingigantiscono penetrando nelle menti di chi non ne conosce né origini né ragioni, conflitti che partono da gesti e sentimenti fatti di millenni che si perdono nella storia per approdare oggi a un chek point a Gerusalemme. Ricordo ancora come fosse oggi quello che mi hanno detto due donne davanti al mio mare Adriatico, sulla terrazza di una Maura folletto dei boschi che ora non c’è più. Erano e sono due donne differenti, una palestinese e l’altra israeliana. Erano però d’accordo su molte cose, soprattutto su sentimenti e ragioni di fondo. Tra le altre cose che mi hanno raccontato, ricordo questa e la dissero in due quasi all’unìsono: “il conflitto vero non è quello, ma tra palestinesi e israeliani che vogliono la pace da una parte e palestinesi e israeliani che vogliono la guerra dall’altra”. Ok, l’ho scritto. I miei restano ragionamenti semplici, terra-terra.

 

 

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una spilla di corallo

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Dalla prima Campagna in poi, Udi ha ricevuto vari premi, nazionali e non,  sia sul 50 che sulla Staffetta, sia in generale per la sua attività in questi anni. In Cisterna c’è un qualche accenno, da Pienza ad Arezzo passando per Roma, e altro ancora. Una bella novità, per Udi. Soprattutto, qualcosa di stridente con quel benedetto silenzio delle donne, o meglio sulle donne. Nel 2010 sarà la volta di un Premio indetto dalla stessa Sede nazionale Udi, in collaborazione con l’Ufficio Italiano del Parlamento europeo, retto da Clara Albani. Ogni riferimento è ancora sul sito e qualcosa allegherò anch’io nella Cisterna, sul Premio Immagini amiche. A sua volta, Udi sarà premiata per Immagini amiche a Milano in un Convegno indetto da Pariodispare. Per ora, uno sguardo al volo alle comunicazioni dalla Sede per i primi sei mesi 2010. 216 

Tra quegli invii, per l’esattezza in data 15 giugno, la Sede comunica di avere ricevuto un premio e ne preannuncia un secondo, che sarà consegnato a Pina Nuzzo il 19 giugno a Otranto. Si tratta del premio Talento Donna da parte della Regione Puglia che una Serenella – quella di rosso tiziano – Consigliera di Parità consegnerà all’Udi per l’impegno a favore della promozione e difesa dei diritti delle donne, della loro libertà e dignità. Per la prima volta, quel Premio viene dato ad una donna in rappresentanza di una Associazione di donne. Come scrive la Delegata nella info a tutte è una iniziativa che premia il nostro impegno di oggi, ma anche le Campagne che lo hanno preceduto. Quando Serenella darà quella spilla di corallo rosso a Pina, lo ricordo come fosse oggi, in tutto quel vento otrantino, dirà che il Premio è anche un po’ delle Macare. Ha detto proprio così: delle Macare, per il loro impegno nella Campagna 50E50 e in quelle successive. Delle Macare, è stato bello sentirlo dire da un microfono, veramente. Quasi commovente, nel vento. Tra gli invii di giugno da Sede, alla data del 22, c’è il link a un’intervista nella quale penso proprio che si veda e si senta anche quel vento.

Su altro versante, piccole onde calano.217

 

vai

 

 

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NOTE

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In Appendice, l’elenco delle comunicazioni Sede reperite nella mia posta elettronica. Nelle trascrizioni in Cisterna spesso mi limiterò ad indicare alcuni link, con omissis su documenti, immagini e video visionabili sul sito. Anche nel caso di Immagini amiche, come e forse più di Staffetta, la Cisterna rischierebbe di scoppiare. Sono state, sono e ancora saranno tantissime le immagini pubblicate, non solo nella Galleria Immagini nemiche. Qui, per quanto concerne le comunicazioni dei primi sei mesi nel cronologico sede 2010 vado a dare cenni, quasi telegramma, su ciò che si può trovare.
15 gennaio, la mail che ha per oggetto 50E50 a che punto siamo: trattasi di inoltro con risposta a Donatella Martini di DonneinQuota. Ancora interessante.
02 febbraio, iniziano le comunicazioni su Immagini amiche, due giorni dopo Pesaro. È la mail che provoca lo stupore. A me, personalmente, a fine 2010 stupisce il fatto di trovare nella mia posta solo una cinquantina di comunicazioni relative solo alla Campagna. Probabile che mi sia sfuggita qualcuna.
10 febbraio, con la cartolina contiamo su di te distribuita gratis per diffondere la pratica dell’autofinanziamento, è bella e riprende l’immagine del manifesto della Campagna.
22 febbraio, col bando pubblico del Progetto AdiGe. Importante. Archivio è sempre parola sacra, viva e pure bella.
23 febbraio, si comunica che il 5 marzo ci sarà la presentazione di Immagini amiche in Sede alla presenza di Clara Albani che dirige l’Ufficio del Parlamento europeo per l’Italia.
26 febbraio, la Sede inoltra riflessioni sull’autoconvocazione, pensieri scritti da giovani donne Udi a Genova, giovani di pratica Udi che si pongono alcune domande, precedute da come sia possibile… Molto interessante. In calce a detta mail, trascriverò una cosa ricevuta nella mia posta, come risposta. Anche la risposta è interessante, a suo modo.
08 aprile, la mail con molti allegati sulla Biennale Donna a Ferrara, seguiranno altre info. Bella la Biennale, sempre.
11 aprile, sull’intervista a Laura sulla ru486, eccome se me la ricordo questa! 15 aprile, con la cartella zippata contenente la sbobinatura integrale di Pesaro. Quanta  fatica, però è valsa la pena. Da qui, da questo posto piccolino, ancora rendo grazia a chi l’ha fatta.
27 aprile, quella con la scelta di Vendola, ci sono particolarmente legata, perché contiene comunicato Udi Macare Salento che la dice se non lunga abbastanza chiara sulla differenza tra concedere un 50 e comprendere i princìpi di un 50.
06 maggio, come faccio a non citarla? è quella con le regole sono amiche delle donne. Una mia riflessione che partiva da considerazioni sulla legalità a margine di elezioni illegali e che così si chiude ora il punto è: le donne vogliono essere amiche delle regole? Eh, appunto.
01 giugno, sulla pubblicità di un the che non ristora, questa mi è molto cara. Ancora grazie a Simona e a tutte tutte tutte, compreso… Lorenzo. Lunga nota mac su questo in Cisterna.
03 giugno, ciao mamma udi… anche questa la ricordo con piacere, dalla Svizzera con precisione! Ciao Simo, spero di riabbracciarti presto.
05 giugno, una comunicazione sul laboratorio modenese giornalismo al femminile. Mamma mia, quanto sono brave.
06 giugno, quella con la spilletta immagini amiche, quant’è bella, piccola.
16 giugno, è la prima volta di un planetario sul lavoro, tornerà in successive mail e ci tornerò più avanti anch’io.
Fermiamoci a giugno, per il momento. Delle comunicazioni relative al fu Gruppo scrivo a parte.
217
Seguendo la cronologia degli invii di questi primi sei mesi 2010: 01 marzo, la Sede comunica la fissazione della riunione del Gruppo preparatorio per la data del 15 maggio.
13 marzo, è la volta dell’ondella già citata. A cose fatte, è stupefacente rileggere anche solo quel più tardi si parte, più tardi si arriva al cospetto di lunghezze e pesantezze e altri inghippi posti in essere dalle stesse che volevano partire e arrivare. Per non parlare di quella incompletezza degli organi statutari veramente esilarante, almeno per me. Con semplicità, quella del 10 marzo costituisce ondella carsica affiorata a cielo aperto e ricevuta da ogni iscritta.
15 marzo, segnalo la replica di Ingrid Colanicchia a proposito di Noi Donne.
30 marzo, questa mail Sede merita di essere letta integralmente in Cisterna, contiene le parole moratoria e città libere; una ex Coordinante, sparita per altro, replicherà ad un indirizzario ristretto rivendicando maternità sulla parola moratoria. Ennesima ondina inconcludente. Nel frattempo, piovono adesioni da ogni dove, con montagne di link al sito. Ondine. Pioggia e montagna. Sarà un fatto di natura. Le seconde annegheranno le prime? Si vedrà. Chiose in Cisterna. Tutto ciò che non si trova nel cronologico di sede, sarà nella cartella sporc nel mac 2010 [12] dove si troveranno anche le ondine nel percorso del fu Gruppo.

 

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lo stupore non vale

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Come si può ricavare anche da una rapida scorsa all’elenco comunicazioni Sede dai primi di gennaio in poi, l’attività dell’Udi inizia di buon’ora nel 2010. Sui contenuti vari dell’Assemblea di Pesaro non chioserò nulla, lasciando a chi legge e ascolta ogni interpretazione. I documenti sono molti e altrettante le parole al microfono. Cito solo due titoli: un orizzonte altro era quello della relazione di fine mandato della Delegata nazionale e un filo di luce era quello della mia relazione da Garante nazionale. Orizzonti e fili ci sono ancora, questo va detto.

Di rientro da Pesaro, la Sede nazionale Udi si mette all’opera alacremente per dare attuazione ad alcune decisioni e altrettante indicazioni contenute negli interventi delle donne susseguitesi ad un microfono di Assemblea. Assemblea che, ricordiamolo ancora una volta, è il luogo primario per decisioni e indicazioni. Di rientro da Pesaro, inizia a manifestarsi, o meglio si ripresenta, il prodotto di onde anomale contro la Sede nazionale Udi. Proseguiranno in modo carsico il loro percorso per tutto il 2010, confluendo tra loro dalle sorgenti più disparate e disperate.215

Archiviato come da nota lo stupore dei primi di febbraio, definita ondina carsica anche la mail inoltrata a tutte il 13 marzo, il resto a venire e che tenterà di stupire le donne Udi con effetti speciali sempre più maldestri sarà indicato con numerazioni d’onda progressive. Da tempo, si preparavano piano piano ad affiorare contro quello che negli ultimi anni da parte della Sede nazionale Udi si era fatto sempre più evidente: l’affermazione di alcuni princìpi Udi e la… pretesa – decisamente, una pretesa agli occhi di alcune – del loro rispetto da parte di tutte per il bene di tutte. Quello che dai primi mesi del 2010 si evince già dalle comunicazioni a tutte si vedrà nel prosieguo dell’anno e sarà una terza Campagna che avrà un altro successo al di là di ogni aspettativa, con accanto per compagne altre iniziative interessanti. Immagini amiche riceverà l’Alto Patronato da Napolitano e molto altro che è già cosa nota dentro e fuori dall’Udi. Udi ancora una volta fa un passo indietro, almeno nel nome di una Campagna. Archiviati e superati i vari mi stupisco e non capisco, ampiamente digerito anche qualche infimo non aderisco all’interno dell’Associazione nei confronti della Campagna, ciò che resterà sarà serio e bello ed entusiasmante fino alla fine dell’anno e oltre, non solo sulle immagini nemiche come su quelle amiche ma su molto altro, accanto e intorno a una Campagna che nel suo slogan ha le parole: se ci offendi non vale! Slogan superbo, ancora una volta inversione di significati per promuovere fatti e produrre simbolici non solo contro la pubblicità offensiva e gli stereotipi, ma tantissimo per affermare immagini e parole nuove dappertutto. Se solo Julio Iglesias – con la sua valigia sul letto, quella di un lungo viaggio – avesse immaginato la fine che una femminista Presidente avrebbe fatto fare a un ritornello…

 

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NOTE

 

215
In alcuni casi si tratterà di piccole cose, come per il prosieguo della salva dei non capisco. Un minuscolo esempio concerne la questione manifesto 8 marzo nei primi passi della Campagna Immagini amiche alla quale replicherà la Delegata, inviando a tutte un se ti stupisci non vale in data 9 febbraio. La mail è abbastanza esplicativa di come vengono affrontate e superate, con la giusta ironia, alcune impasses nell’Udi. Questa prima piccola questione si scioglierà prima dell’estate, tanto che a fine anno chi aveva innescato lo stupore risulterà tra le realtà più impegnate nella Campagna Immagini amiche: si farà approvare delibera comunale portata ad esempio per tutte, con un impegno dove scompare la parola moratoria (se si ascolta l’audio di Pesaro si potrà individuare la provenienza dei nooooo dalla sala) e più in generale non ci si limita a chiedere parole scritte alle istituzioni, non ci si accontenta di paroloni vuoti di senso come certe autoproclamazioni su città libere, ma si vigila per davvero sul rispetto di una risoluzione europea contro gli stereotipi. In altri casi, nei giorni e mesi a seguire, le ondine carsiche avranno come argomento il Congresso e il costituendo Gruppo Preparatorio ora inabissato nelle sabbie mobili di parole e scritti. A più riprese, assisto a comportamenti vari in riunioni, poi leggo scritti a firma singola o multipla che affluiscono nella mia posta. Per districarsi tra le varie ondine, comunico che in Cisterna, se si tratta di scritti già inoltrati dalla Sede a tutte, con o senza una riga di commento da parte della Delegata, saranno indicate con apposite note mac a margine delle trascrizioni nel cronologico sede 2010. È il caso, per esempio, di uno scritto inoltrato in data 13 marzo 2010. Negli altri casi, trattandosi di ondine approdate anche nella mia posta elettronica, nel reparto cronologico mac 2010 si troverà cartella apposita su piccole onde risacca calante che per far prima titolerò con il solo acronimo sporc. Saranno tutte numerate e in sequenza. Ce ne sono alcune molto gustose, fin dai primi dell’anno. Una contiene riflessione acuta su chilometri da affrontare da Roma a Pesaro, da parte di chi evidentemente fino a quel frangente non aveva mai concepito una tale onerosa eventualità. Altre ondine riguarderanno di striscio la Campagna Immagini amiche. Un esempio piccolo, nel corso del 2010 capiterà anche questo: prima, una donna portavoce di una Udi locale platealmente non aderirà alla Campagna, incrociandola di tanto in tanto; poi, la stessa donna scriverà alla Sede (inviando mail anche a me e ad altre… e perché mai?) lamentandosi per non aver trovato sul sito udinazionale.org – oltretutto, piccola falsità – una locale delibera comunale contro pubblicità lesiva.
Nello stesso reparto cronologico mac 2010 collocherò a riposo anche la fiumana di mail intercorse tra le donne del fu Gruppo. Altre ancora riguarderanno facebook, ancora. Insomma, ondelle.

 

 

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bisturi è aggeggio utile

92

Tra le tantissime comunicazioni Sede Udi dei primi mesi del 2010, in data 25 marzo, è inserito il link a un mio scritto. 211

Non ricordo se ho già scritto della triade giusto, utile ed erotico. Vedrò di ritrovare il messaggio che ricopiai dalla mail con la quale Laura Piretti un giorno mi ha spiegato meglio questa massima indiana cui aveva fatto cenno in una riunione di Coordinamento 2005/2007. Forse ricordo male, non era indiana. Ricordo una parola: trivarga. In ogni caso, mi rimase impresso il senso: di ogni comportamento o scelta, quindi anche in politica, chiediti se risponde ai tre requisiti di giusto, utile ed erotico. Il top lo raggiungi se sono paritariamente soddisfatti tutti e tre quei requisiti. Non sempre è possibile, ma quel top di tre lo devi avere sempre in mente, almeno come meta. Essendo 3, la percentuale paritaria è un 33 periodico. A questa cosa ci penso spesso. Ed è sacrosantamente giusta, oltre che utile ed erotica, di volta in volta, nelle vicissitudini della pratica politica come in quelle semplici o complesse della vita di ogni giorno. Se qualcosa è giusto, ma non è né utile né opportuno, può procurare danni anche nell’immediato. Se una cosa è utile, ma non è giusta, i danni prima o poi li procurerà lo stesso. Se una cosa è utile e giusta ma per niente erotica va a finire che non ti diverti molto a farla e forse la prossima volta non la rifai. La traduzione è sempre terra terra ed è mia. Laura fece un discorso, e altro mandò via mail, molto più articolato. A febbraio 2010 ho avuto quell’incontro ravvicinato con un bisturi rinviato da un anno esatto di tappa in tappa. Ho paura del bisturi come chiunque, credo di poterlo affermare urbi et orbi, eccezion fatta per una sparuta minoranza di aficionados masok che si diverte con punte di coltelli e altro di simile. In quanto tali, non perché minoranza, a mio modo di vedere queste persone non fanno testo. Quando si può, insomma, si evita l’incontro e io lo avevo rinviato fino a che era stato possibile senza creare gravi effetti collaterali al rinvio. L’incontro di febbraio per me era giusto ed era utile. 212

Il bisturi, in metafore politiche e non, viene usato anche per dire altro. Nella pratica politica, nella vita, come nel corpo umano, possono crearsi situazioni – le chiamo così, non vorrei addentrarmi troppo nelle metafore – che vanno incise, dalle più piccole alle più grandi. Agire di bisturi a volte è opportuno, necessario, giusto e utile. 213

Penso di avere scritto qualcosa a proposito di un certo tipo di volemose bene che procura più danni di mille parole dure. Aggiungo che a volte quel volemose bene viene riversato a bella posta come patina mielosa per coprire situazioni che andrebbero invece evidenziate per tempo e magari incise con un dolore che nel frangente immediato risulterebbe sopportabile. Ho visto agire quella glassa abbondante qualche volta nell’Udi e non ha nulla a che fare col volersi bene, col volersi bene comune, perchè in quei casi, visto che per Udi possiamo usare il termine organismo, la situazione degenera e si rischia ben altro. Il tempo, unito a ciò che si trova sotto la copertura, produce questo, in soldoni: l’incisione non si può più fare oppure diventa molto più dolorosa, estesa e drastica. In entrambi i casi sono guai per l’organismo considerato nel suo complesso. Nell’Udi si doveva incidere su gesti e parole prima della fine del 2010 che è già finito? C’è chi s’è posta la domanda. Si dovevano incidere scritti e comportamenti e fatti? Forse. La situazione non è degenerata e Immagini amiche verrà in soccorso. Alcuni rivoli tossici tuttavia si sono dati appuntamento nel 2010, in qualche caso senza neanche saperlo. Il rischio peggiore non è di arrivare ad un Congresso dove le parole contro sarebbero molte di più di quelle per. Il rischio peggiore è di non arrivarci affatto oppure di arrivarci senza politica il che è lo stesso e peggio, visto che parliamo di un Congresso. Se faccio un rapido calcolo di ciò che è passato sotto gli occhi, in forma di scritti e comportamenti anche nel 2010 che se n’è appena andato, penso che le cose buone e ottime che pure ci sono state ci sono e ci saranno e sono tante, rischiano di essere offuscate dai fumi di una palude indistinta di veleni travestiti da altro. Scrivo reduce da un’Assemblea di dicembre 2010 dove ho visto inscenarsi qualcosa che mi sento perfino buona a definire opera buffa.
Poiché sono partita scrivendo di un bisturi, poiché non voglio cadere nella tentazione di commentare a caldo ciò che va accadendo nell’immediato, mi tocca procedere per gradi e per il momento fare cenno a cosa ebbi il dispiacere di scoprire, mentre ero in un reparto d’ospedale. E cosa venne poi, durante la convalescenza. E ben ti sta, ad aver atteso così tanto quel bisturi, mac. Me lo sono detta da sola, ora lo scrivo.214

 

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NOTE

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Lo scritto Risarcimenti – Riflessioni a margine del “risarcimento pubblico” alle vittime di stupro era il frutto dello studio di una proposta alla quale, già durante l’Assemblea di Pesaro, erano state rivolte critiche da parte di altre iscritte. Nel merito, vedere nel cronologico sede 2010 la mail 18.02_su napoli con allegato un chiarimento della Delegata Udi che trascrivo quasi integralmente con un omissis e formattazione differente, non ci sono grassetti e colori dell’originale:

“alcune chiedono all’Udi Nazionale, in posta elettronica e non solo, il “che fare” su una petizione dell’Udi di Napoli, che punta ad ottenere una legge dello Stato sul “risarcimento pubblico alle vittime di violenza sessuata”. Chiarisco alcuni passaggi, in quanto l’iniziativa ha avuto la sua eco anche su facebook, da dove proviene la maggior parte di richieste di chiarimento. Su facebook, il 18 gennaio “Udi Napoli” pubblica una Nota che descrive l’iniziativa, e la Garante nazionale Milena Carone, per l’account “Udi Centrale” (referente in facebook della Sede Nazionale Udi) inserisce questo commento: “Da questo account mi limito a comunicare che su questa proposta e su altro in merito, si discuterà in Assemblea Nazionale a Pesaro il 30 e 31 gennaio prossimi. UDI NAZIONALE non ha ancora preso posizione pubblica. Attende, anche su questo, l’Assemblea”. L’iniziativa di Napoli parte alla fine del mese di dicembre 2009. Quindi, immediatamente a ridosso dell’Assemblea autoconvocata Udi. Nel novembre 2009, [omissis] mi ha accennato quella che era al momento solo un’idea. Le ho espresso le mie personali perplessità, sollecitandola comunque a sottoporre la proposta all’Assemblea nazionale, unico luogo che le donne dell’Udi usano per assumere decisioni di tale portata (richiesta di una legge dello Stato). Lì, tutte insieme, avremmo assunto una decisione condivisa e valutato l’opportunità o meno di farne un progetto nazionale. In questi anni, la discussione collegiale in Assemblea è servita a ridefinire, dando un senso politico complessivo, alcune intuizioni pregevoli: è accaduto con il 50E50 sulle questioni legate alla rappresentanza; con la Staffetta nella lotta contro il femminicidio; infine, è accaduto a Pesaro con la necessità unanimemente condivisa di dare una veste compiuta alle varie questioni emerse nelle iniziative locali sulla moratoria città libere, che da sole rischiano di restare estemporanee e poco incisive. Saltare alcuni passaggi, anche con le migliori intenzioni, e infine non esporsi in un momento di confronto collettivo, addirittura agire in parallelo, sono tutte modalità inefficaci e mortificanti per una Unione Donne in Italia. Sul piano formale, la petizione di Napoli resta una iniziativa locale che nessuna donna Udi ha ritenuto di sviluppare nel dettaglio nell’Assemblea di Pesaro. Chi l’aveva già sottoscritta poteva (e se ricopriva incarichi nel Coordinamento nazionale, doveva) farne parola. Non è stato fatto. Per non dilungarmi, vedere firme in calce ad un documento “Udi Napoli dicembre 2009”, che allego.”

Fine trascrizione. Per il resto citato, rimando alla Cisterna.
A margine degli equivoci venutisi a creare, aggiungo che erano dovuti non solo alla forma con cui si proponeva l’iniziativa, ma anche alla pioggia incessante di mail a recipiente anonimo da parte di donna iscritta Udi già Coordinante, assente all’Assemblea di Pesaro. In reparto cronologico mac 2010 si trova uno scambio immediatamente successivo, giunto anche nella mia posta. Infine, sulla forma, per la riflessione su udinazionale.org mi concessi un vezzo in linea con altri miei dello stesso tipo sui colori a far data dal 50 in poi. Nel titolo, risarci era scritto in nero, menti in rosso.

212
Essendo una che non demorde neanche davanti agli sfaceli, sono riuscita a individuare presto anche l’erotico. In ospedale ho fatto foto che non allegherò in nessuna Cisterna, però posso giurare su quanto ho di più sacro, cioè me stessa, che molto presto è stato anche lievemente erotico. Certo, proseguendo nella metafora a partire dal detto indiano, non così tanto erotico da lasciarmi voglie di nuovi incontri col bisturi.

213
Sull’erotico, anche in questo caso risponderei solo del mio. Tuttavia, se la metafora viene rovesciata forse può essere estesa anche ad altro. Non ci si diverte mai quando si agisce di bisturi, questo è indubbio. Il fatto è che alla lunga ci si diverte molto ma molto meno se si lasciano agire le situazioni di cui sopra.

214
Quando ho scritto, sempre in una nota, di una serie di fatti scoordinati da mettere in fila dopo aver messo in croce, ho inserito il tutto con una data certa: 15 settembre 2009. Il pezzo è quello col titolo non solo stile, dove ho scritto che la scoperta di quei fatti fu fatta solo nel febbraio 2010 e immediatamente comunicata alla Sede nazionale, nelle persone della Delegata e delle Garanti. Ebbene, la scoperta è stata fatta anche grazie a facebook. E ci si provi ancora a dire che facebook procura guai. I fatti vennero alla luce subito dopo un’Assemblea dove si era relazionato su altri fatti relativi all’abuso della sigla Udi operato in 2 città italiane: Torino e Catania. Si relazionò poco a dirla tutta, compresa questa Garante, comunque quanto basta per sentirsi dire che si usavano le regole come clava da parte di chi non era parte in causa, ma aveva comunque in casa propria qualcosa da tenere ben chiuso dentro un armadio, quanto ad autonomia. Se si ascolta la cartella audio pesaro, la locuzione regole come clava è lì dentro. Nel caso di Catania, sempre per bon ton o terra terra per bontà, non si fece cenno diretto, limitandosi a scrivere in una relazione la parola siciliana, ma a quanto pare bastò anche quel poco per dare la stura da lontano alla confluenza di veleni contro la Sede nazionale. A Pesaro erano assenti le protagoniste di tali abusi. Di altri si erano già occupate Assemblee e riunioni di Coordinamento e Garanti Udi a far data dal 2004. Le città in questione allora? Palermo, Genova, Milano, Siena. Per memoria e a disposizione, ci sono resoconti e verbali. A disposizione anche di chi nel 2010 ha proferito non capisco. Probabile che si pensi di continuare a farlo. Nel caso, si dovrà assumere la conseguenza di ciò che comporta dire non capisco dinanzi a carte scoperte. I fatti scoperti a febbraio 2010 riguardano Napoli e una ex Coordinante anch’essa assente a Pesaro. Subito dopo, fu la volta di Ragusa, con tanto di raccomandate e denunce ancora sul web da parte di Istituzioni e donne della Cgil locale che chiedevano conto di alcune cose alla Sede nazionale Udi. Si chiedeva come mai l’Udi nazionale non sa che… etcetera etcetera. Per ogni fatto con relative pezze (è proprio il caso di usare il termine) d’appoggio, vedere in Cisterna la cartella archiviamo in mac 2010. Decido un titolo aggraziato per la cartella, ma sia chiaro che per me la parola Archivio è cosa sacra e viva sempre, in tutti i sensi.

 

 

 

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donne udi a pesaro

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Non conosco tutte le donne iscritte all’Udi che vivono a Pesaro, però qualcuna sì. 206
Quella che conosco meglio è Antonella Pompilio, anche perché siamo state insieme nel Coordinamento nazionale Udi 2005/2007 e ci siamo confrontate a lungo. Mi piace il suo accento e la sua voce, quello che dice e soprattutto come lo dice. Per Udi si è occupata di Archivi Udi e della Mostra Itinerante Donne Manifeste. Antonella è soprattutto una donna dell’Assemblea Udi. Da quando sono nell’Udi è una delle poche donne non romane che ho visto con costanza alle Autoconvocazioni e intervenire sempre.207
In un colpo solo, una buona parte delle donne Udi di Pesaro l’ho conosciuta nella Scuola politica Udi 2008. Quelle donne lì sono particolari e ti fanno fare cose strane. A me per esempio hanno fatto fare una cosa colorata. A me, che non so mescolare neanche il bianco per rinfrescare la stanza. La verità, quell’esperimento lo hanno fatto fare a tutte quelle che c’erano a giugno 2008 aLe Costantine. Si trattò di una cosa fatta di colori e forme per dire di corpi e da lì ripartire per dire altro, in una Scuola chiamata il corpo vissuto, il corpo rappresentato. A rileggere parole, a ricordare pensieri e gesti, se una Campagna nazionale Udi ha chiamato l’altra di seguito come ciliegia da paniere, ogni Scuola Politica Udi ha fatto da apripista in un certo senso, mandando a dire alla successiva Scuola una cesta e più di cose. Paniere e cesta. 50E50. Penso alla prima edizione del 2006, a quel Leggere una legge dove giovani donne Udi chiesero a un Archivio centrale di studiare le carte di un Progetto di iniziativa popolare contro la violenza, di 30 anni fa e più. Penso a Leggere… dove si lesse e disse anche altro ed era un momento della storia Udi dove si profilava appena all’orizzonte un 50E50, figuriamoci una Staffetta. Se penso al 2008 sul nostro corpo, alla rappresentazione e alle tante immagini intorno a noi, in un tempo in cui stava per partire la Staffetta, mi viene in mente Immagini amiche, la terza e ultima Campagna nazionale della nuova Udi, in ordine di tempo.
Com’è che si è arrivate a questa Campagna nazionale Immagini amiche 2010/2011? Com’è che ci si è arrivate come Udi? Tempo al tempo. Prima, devo scrivere com’è che le donne Udi arrivarono a Pesaro per un’Assemblea autoconvocata a gennaio 2010. Ci si era riconvocate dalla precedente, la velocissima Assemblea di settembre 2009 attaccata ad un’altra Scuola ancora, quella sull’ambizione femminile. Ho già scritto cosa vuol dire autoconvocazione, lo dice la parola stessa. Settembre 2009: alcuni fatti che vado a commentare dovrebbero risultare già dal resoconto.208
Fatto sta che l’Assemblea di settembre 2009 si riconvoca per il 30/31.01.10 a Roma nella Sede nazionale, in via Arco di Parma 15 dove da prima del 2003 a tutt’oggi si tengono Assemblee e riunioni di rilievo nazionale. Le stesse Sale Olivetti del 2007 furono Seminari e non Assemblee. Infatti, nel maggio 2007, si ricorda? un giorno dopo l’altro, si andò prima in una Sala a due passi dalla Sede per il 50 e poi in una Sede per l’Assemblea. Ebbene, anche a settembre 2009 ci si era autoconvocate dandosi appuntamento fisico in via Arco di Parma. Cosa accadde, allora? Perché Pesaro? In via Arco di Parma – intesa come luogo fisico e simbolico – in quei due anni travagliati e ancora oggi non è saltata mai la pazienza alla Delegata, non saltarono appuntamenti e impegni nazionali assunti all’esterno, non saltarono molti rapporti all’interno, infine non saltarono i nervi perfino alla Garante che andava  facilmente a fuoco, non saltò nulla di nulla. Tutto ciò che era stato promesso, programmato e instradato fu mantenuto in nome di una Staffetta e in nome dell’Udi. Per amore, solo per amore non saltò nulla. A saltare in via Arco di Parma fu una caldaia, per infiltrazioni varie. In quell’autunno/inverno 2009 con i controfiocchi per Udi col senno di poi forse doveva saltare anche altro. Qualcosa doveva saltare almeno agli occhi di chi andava e veniva, ancora senza sapere né capire, incluse le salve dei non capisco a vuoto. La parola salve non è solo aggettivo e non è solo saluto e la locuzione non capisco non viene usata solo quando non si comprende, già scritto. Doveva saltare qualcos’altro già a fine 2009, a parte una caldaia? Ci saremmo risparmiate piccole pantomime pubbliche successive? Oggi, messa così, non ha molto senso questa dietrologia. So che ancora una volta per amore si è continuato e l’amore verrà ripagato con il successo di Immagini amiche, terza Campagna voluta dalla Sede nazionale per dare attuazione a ciò che emergerà a Pesaro. Terza Campagna che, se non sarà la più grande, è di gran lunga la più bella. Bella nelle forme, nei colori, fin da quelli scelti per un logo, bella nell’inventiva, nella speranza e nelle parole ancora una volta invertite per significare altro. Campagna anche per denunciare, indubbiamente, ma soprattutto per dire altro al mondo, con parole altre. Per ora, tanto mi basta. E non sono sola.209
Tornando alla caldaia, saltò da sola ma quanto basta per far decidere alla Sede nazionale – per chi fosse una new entry, ci sono precedenti, come quel S. Fortunato di Assisi cui ho fatto cenno – di convocare tutte le donne Udi a Pesaro. Pesaro non è solo e non è tanto una città centrale, nel belpaese nazionale. Era ed è soprattutto città di donne Udi brave e giudiziose, che ci hanno accolte con i controfiocchi. Neve a parte, che ha pensato da sola ai propri fiocchi. Le donne Udi che vivono e praticano politica a Pesaro hanno inviato info giuste e calibrate, poi tutte per benino ci hanno sistemate in quell’albergo, donne Udi e non Udi. Forse non l’ho ancora scritto: le Assemblee Udi sono aperte a tutte le donne interessate, microfono incluso. Unica esclusione, la possibilità di votare. Brave, le donne di Pesaro hanno pensato anche a locandine per l’Assemblea. Locandine con uno sfondo verde di speranza. Donne accorte a una Segreteria di Assemblea. Le pesaresi udìne avevano pensato anche un fuoriprogramma con un’arpa dentro, che non ho potuto ascoltare e me ne dispiace tanto. Ero chiusa in camera, dopo un intenso sabato 30 gennaio. Non ho raggiunto le altre per ascoltare arpa. Probabile che le mie orecchie ne avrebbero tratto giovamento. Avevano ascoltato parole da un microfono e fuori da un microfono, prima. E altro le mie orecchie ascolteranno domenica mattina 31 gennaio. Neanche nella cartella audio in Cisterna c’è quell’arpa. Il resto però sì. 210

 

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NOTE
 

206
Ho fatto in tempo a conoscere una Sparta Trivella e di lei ricordo bene il volto e la dolcezza e la fermezza. Conservo un video anni ‘90, di un’Assemblea nazionale Udi nella Sala della Provincia a Roma, in cui c’è lei in sala e c’è lei al microfono. Non sono ancora riuscita a riversare quel video filmato con una Sony hi 8. Ahi. Forse, chi lo sa, ci penso. Mi auguro che il nastro sia ancora in buono stato. Ti penso, Sparta. E rileggo un tuo scritto semplice e forte e vero, come solo le cose semplici sanno essere: sono contenta di essere nata femmina. Ciao, piccola e grande Donna Udi che sei stata nella nostra Storia.

207
Porrò una questione sul tappeto delle decisioni da prendere in Assemblea, possibilmente prima del Congresso. Nell’Udi che verrà bisognerà darsi una mossa per riempire di senso e fatti e materia – in una parola: soldi – le tante parole pronunciate in Assemblea, anche da donne romane. Quali le parole? Ne dico un paio: democrazia partecipata, collegialità. Per non dire di… l’Udi deve aprirsi ad altre …deve allargarsi … le gggiovani non sono abbastanza motivate. Le gggiovani con tre g. Quante volte ho sentito queste parole. Allargarsi poi, che brutto verbo. Le Assemblee Udi si fanno quasi sempre a Roma nella Sede nazionale. Questo comporta, in una Associazione che ha uno Statuto con dentro parole come adesione individuale, che le individue che prendono la strada sotto i piedi e vanno in Assemblea per decidere – ricordiamolo ancora: quella è la Sede primaria di ogni decisione Udi – lo fanno a proprie spese, con un tot di esborsi per viaggi e soggiorni. Io sono una donna privilegiata perché ho un portafoglio. Spiego meglio: non è che sono ricca ricca; più semplicemente, ho deciso di investire in Udi gli averi che esuberano, una volta detratto lo stretto indispensabile per cibo, sigarette e teatrini vari. Quando la mia mamma mi voleva sfottere – lo sfottò è durato fino a una decina di anni fa e lì si è fermato – diceva pressappoco: a quest’ora avresti acquistato non una casa, ma un palazzo di 20 piani con i soldi spesi per la politica delle donne. Anche la mia mamma ha imparato a dire giusto: si dice politica delle donne, brava. A prescindere dalla scelta – che non è solo mia ma di tante altre e resta una scelta, gesto politico vitale che mi procura da un quarto di secolo la vita, pertanto molto più di una Città metropolitana – c’è da dire altro con parole semplici: non tutte le donne che vorrebbero andare a Roma hanno a disposizione esuberi da portafoglio, alcune a stento hanno il portafoglio. Di queste donne, terra terra, fanno parte in prima istanza molte giovani donne precarie la cui assenza ho sentito lamentare un’infinità di volte. Delle donne che vorrebbero e non possono fanno parte terrone, polentone, sarde e siciliane che conosco con nome e poi cognome. Grazie a facebook, conosco qualcuna anche oltralpe e oltreoceano. Ma non esageriamo. Io non faccio discorsi teorici, parlo semplice: penso a quanto perde l’Udi se non ci sono alcuni corpi con cervelli al seguito, presenti in Assemblea. Probabile che Madama Tecnologia ci venga in soccorso, ma il virtuale arriva solo fino ad un certo punto, il resto lo devono fare i corpi, l’un con l’altro armati di buon senso. E allora, da semplice iscritta quale sono oggi, andrò a chiedere all’Assemblea che ogni romana (e sia chiaro, chiunque voglia farlo, anche non romana) depositi un tot di euro in una cassettina, ogni volta che varca la soglia di via Arco di Parma, per un’Assemblea o altro di udinamente interessante. Un tot di euro da destinare ad un fondo che potremmo chiamare pro soggette svantaggiate interessate. Un tot di euro, sulla base del portafoglio e/o delle proprie intime scelte? Si vedrà. Ciascuna per le proprie capacità, indubbiamente. Ciascuna un minimo, per carità. Quasi cosa marxiana coniugata a cristianità, verrebbe da dire, sempre terra terra. Si vorrà fare? Lo spero. In caso contrario, una cosa è certa: a Roma per Assemblee e altro di Udi ci andranno solo le romane che pagano un biglietto d’autobus e forse neanche quello, poi chi come me è malata di Udi, ma con annesso portafoglio, poi quelle alle quali forse una Udi locale procura rimborsi. Avrei da dire in proposito, su Udi locali di cui né come Garante né come semplice iscritta conosco i bilanci. Penso a donne non romane che vedo da un quarto di secolo, sempre le stesse e provenienti da Gruppi/Sedi che a quanto ne so non sono mononucleari. Mi sono chiesta tante volte: sono malate come me con portafoglio, oppure godono di un fondo spese e vengono in rappresentanza e delega, ossia quello che, sempre in base ad uno Statuto, non dovrebbe più esistere in quella Stanza? Il resto lo dirò – o forse lo scriverò, perché quando parlo mi infervoro troppo – prima di un Congresso. Qui ci tenevo a scrivere questa che è tra le prime cose che ha imparato la Garante, quando ha preso ad occuparsi del rovescio. Tutto quello che imparo in Udi, prima o poi, lo dico. Se riesco a trattenermi, lo scrivo.

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Intanto, a mia memoria riaffermo che il Coordinamento nazionale Udi, in quanto organismo, non solo non si presentò per fornire una qualche relazione come da Statuto (figuriamoci, lo Statuto, questo sconosciuto) ma, prese una per una e poi sommate, le Coordinanti elette a gennaio 2008 e presenti a settembre 2009 non arrivavano a comporre un numero legale. Numero legale. Parlare e scrivere di legalità, al punto delle carte scoperte finora, quasi fa inceppare la tastiera. E pure, quante volte ricorrerà la parola regole nel 2010 che verrà, quasi sempre a vanvera. Per il resoconto dell’Assemblea di settembre 2009, vedere nella cartella assemblee e nel cronologico alla data dell’11 settembre, nel reparto sede 2009 [09].

209
La terza Campagna della nuova Udi, come Staffetta, ha la durata di un anno e mentre scrivo – primi di gennaio 2011 – è ancora in corso, si concluderà l’8 marzo 2011. Vedere, più avanti, le varie info in nota e poi in Cisterna. Vedere anche sul sito udinazionale.org l’apposita sezione Immagini amiche.

210
La sbobinatura integrale delle parole pronunciate da un microfono a Pesaro viene inviata dalla Sede nazionale Udi alle iscritte con mail del 15 aprile 2010. Il resoconto della Delegata era stato inviato in data 05 febbraio con una mail contenente cartelle zippate, contenenti a loro volta vari documenti. Vedere in cronologico sede 2010 [11]. Una comunicazione a parte, per quanto concerne il reparto assemblee per lo stesso anno. Finora, nei reparti assemblee sono stati sempre inseriti programmi, resoconti e relazioni come da ordine del giorno, soprattutto quando l’Assemblea prevede la presentazione delle relazioni di fine mandato statutario. Comunico pertanto che gli altri 2 documenti presentati nel contesto pesarese si trovano nel reparto assemblee 2010 per pura bontà, visto il programma. La nota è doverosa anche sul piano della forma, la forma che è sostanza. Nota a margine delle tante parole scritte e pronunciate a Pesaro, il cui programma prevedeva relazioni scritte di fine mandato da parte di organi statutari. Delegata e Garanti presenteranno e leggeranno le proprie relazioni. Il Coordinamento non presenterà alcuna relazione. Mentre scrivo – ma risulterà da qualche parte – non so dire neanche quante delle ex Coordinanti fossero presenti, almeno con il corpo. In ogni caso, le Coordinanti Mattia, Miceli e Pala presenteranno un documento letto da Pala. Su altro versante, una componente del fu Coordinamento leggerà, anche a nome di altre, chiosandolo per 48 minuti, un corposo scritto contenente estrapolazioni varie. Detto scritto, con altro, è contenuto nelle cartelle zippate allegate alla mail 05.02_resoconto autoconvocazione. Detto scritto reca in calce: Relatrice del presente documento Katia Graziosi. Sottoscritto da Anna Maria Spina, Giovanna Crivelli, Carla Cantatore. In cima a suddetto scritto si trovano le parole: Relazione del Coordinamento Nazionale. È proprio vero: quando c’è un sottovuoto spinto, lo si riempie sempre di sigle, parole e citazioni per contorno. Fine della nota a margine sulla forma. Quanto ai contenuti, vedere in Cisterna.  Nel reparto assemblee si inserisce la cartella audio pesaro, contenente gli audio originali di cui è stata effettuata la trascrizione inviata il 15.04.10 dalla Sede. In altro reparto, per la precisione nel cronologico mac 2010 [12] si trova una cartella da pesaro contenente alcune foto e un file dal titolo per te. Trattasi di mail con cosa piccola, partita da una canzone di Elisa, sempre lei. Una canzone con dentro la parola orizzonte.

 

 

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